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giovedì 29 luglio 2010
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    Decenni di storia e sviluppo

    Un’attività nuova, quella dell’incubazione avicola, costituiva fin dalla metà degli anni ‘50 il motore trainante dell’evoluzione e sviluppo dell’ avicoltu­ra italiana e di alcuni Paesi europei. Questa evoluzione, permessa dai progressi della mangimisti­ca, della genetica, della profilassi animale e delle attrezzatu­re per l’allevamento, traeva la spinta dal modello nordame­ricano, ma suo principale ed immediato tramite verso l’Europa occidentale fu l’Olanda. Furono, infatti, gli olan­desi ad importare dall’America il modello e, dopo averlo redditiziamente modificato, a distribuire negli altri Paesi del nostro Continente razze di galline, uova da cova, integrazio­ni per mangimi, farmaci ed attrezzature.

    Ma oltre alle quantità che interessavano agli italiani, arriva­rono anche le quantità che intendevano piazzare gli olande­si e che talvolta erano esuberanti rispetto a quelle che il mercato poteva assorbire.

    Ciò indusse sette titolari d’incubatoi, tra quelli allora esi­stenti, a costituire in Milano, il 18 novembre 1958, l’Unione Nazionale Incubatori (U.N.I.). Soci fondatori furono gli incubatori: S. Mauro di Torino; Huber, Schlagansky e Milanese di Milano; Volpe di Varese; Cip-Zoo di Brescia; La Ruota di Carrara. Aderirono immediatamente altri dieci titolari, ed in breve l’Unione acquisì rapidamente nuovi ade­renti e, sempre con i soli suoi mezzi, cominciò a farsi strada e a farsi sentire.

    Nel 1965 la sede fu trasferita a Roma.

    Il 30 marzo 1966, l’Assemblea dei Soci, constatato il pode­roso sviluppo che le aziende di incubazione avevano impres­so alle loro attività, estendendole alle varie specializzazioni della produzione avicola, deliberò di potenziare l’organizza­zione per adeguarla alle aspettative dell’intero mondo avicolo, e a tale scopo modificò lo statuto sociale in modo da garantire ai propri organi responsabili la massima rappre­sentatività nella tutela dell’attività e degl’interessi legittimi dell’intero settore. L’U.N.I. si trasforma così in Unione Nazionale dell’Avicoltura (U.N.A.), e il suo nuovo nome risulta infine adeguato.

    Da allora nell’U.N.A. cresce l’impegno per il moltiplicarsi dei rapporti con altri enti ed organismi pubblici e privati in Italia e all’estero, e per la costante esigenza di riordino e potenziamento dei servizi alle imprese associate.

    In tal senso l’U.N.A., più che seguire l’evoluzione del settore, spesso l’ha anticipata, cogliendo con spirito impren­ditoriale il nuovo per adattare la sua struttura ed i suoi servizi alle mutevoli esigenze del mondo produttivo.

    E’ merito dell’Unione aver fatto superare alla nostra avicol­tura i molti ostacoli che, nel corso degli anni, le sono stati frapposti da molte parti, sia per miopia, sia per il cieco per­seguimento d’interessi divergenti da quelli dell’economia nazionale. In conclusione, si può serenamente affermare che è anche merito dell’U.N.A. se l’avicoltura italiana è oggi considerata un settore trainante dell’economia italiana e il principale comparto della nostra zootecnia.

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