Decenni di storia e sviluppo
Un’attività nuova, quella dell’incubazione avicola, costituiva fin dalla metà degli
anni ‘50 il motore trainante dell’evoluzione e sviluppo dell’ avicoltura italiana
e di alcuni Paesi europei. Questa evoluzione, permessa dai progressi della mangimistica,
della genetica, della profilassi animale e delle attrezzature per l’allevamento,
traeva la spinta dal modello nordamericano, ma suo principale ed immediato tramite
verso l’Europa occidentale fu l’Olanda. Furono, infatti, gli olandesi ad importare
dall’America il modello e, dopo averlo redditiziamente modificato, a distribuire
negli altri Paesi del nostro Continente razze di galline, uova da cova, integrazioni
per mangimi, farmaci ed attrezzature.
Ma oltre alle quantità che interessavano agli italiani, arrivarono anche le quantità
che intendevano piazzare gli olandesi e che talvolta erano esuberanti rispetto
a quelle che il mercato poteva assorbire.
Ciò indusse sette titolari d’incubatoi, tra quelli allora esistenti, a costituire
in Milano, il 18 novembre 1958, l’Unione Nazionale Incubatori (U.N.I.). Soci fondatori
furono gli incubatori: S. Mauro di Torino; Huber, Schlagansky e Milanese di Milano;
Volpe di Varese; Cip-Zoo di Brescia; La Ruota di Carrara. Aderirono immediatamente
altri dieci titolari, ed in breve l’Unione acquisì rapidamente nuovi aderenti e,
sempre con i soli suoi mezzi, cominciò a farsi strada e a farsi sentire.
Nel 1965 la sede fu trasferita a Roma.
Il 30 marzo 1966, l’Assemblea dei Soci, constatato il poderoso sviluppo che le
aziende di incubazione avevano impresso alle loro attività, estendendole alle varie
specializzazioni della produzione avicola, deliberò di potenziare l’organizzazione
per adeguarla alle aspettative dell’intero mondo avicolo, e a tale scopo modificò
lo statuto sociale in modo da garantire ai propri organi responsabili la massima
rappresentatività nella tutela dell’attività e degl’interessi legittimi dell’intero
settore. L’U.N.I. si trasforma così in Unione Nazionale dell’Avicoltura (U.N.A.),
e il suo nuovo nome risulta infine adeguato.
Da allora nell’U.N.A. cresce l’impegno per il moltiplicarsi dei rapporti con altri
enti ed organismi pubblici e privati in Italia e all’estero, e per la costante esigenza
di riordino e potenziamento dei servizi alle imprese associate.
In tal senso l’U.N.A., più che seguire l’evoluzione del settore, spesso l’ha anticipata,
cogliendo con spirito imprenditoriale il nuovo per adattare la sua struttura ed
i suoi servizi alle mutevoli esigenze del mondo produttivo.
E’ merito dell’Unione aver fatto superare alla nostra avicoltura i molti ostacoli
che, nel corso degli anni, le sono stati frapposti da molte parti, sia per miopia,
sia per il cieco perseguimento d’interessi divergenti da quelli dell’economia nazionale.
In conclusione, si può serenamente affermare che è anche merito dell’U.N.A. se l’avicoltura
italiana è oggi considerata un settore trainante dell’economia italiana e il principale
comparto della nostra zootecnia.